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I Nostri Viaggi * AMERICA SUD  * Perù domenica 28 maggio 2017
RACCONTO DEL NOSTRO VIAGGIO IN PERU' Riduci
Viaggio in Perù
 
Durata : 18 giorni , voli compresi
 
Periodo: Agosto 2009
 
 
Quando si dice che un viaggio è nel destino…per motivi lavorativi ho conosciuto una persona, con la quale , nel tempo si è instaurato un ottimo rapporto. Sua sorella abita da tempo a Lima. Più di una volta mi aveva detto che se  mi fossi decisa a partire, avrei potuto contare sul suo aiuto.
Dopo l’acquisto dei voli è iniziata una fitta corrispondenza con Daniela.
Potere di internet, dopo un certo numero di mail, mi è sembrato che ci conoscessimo da sempre. L’aiuto di Daniela è stato prezioso : ci ha dato dei buoni consigli organizzativi e ci ha prenotato lei i bus per gli spostamenti. Grazie Daniela!!
 
Notte di arrivo:
 
Il nostro arrivo era previsto per le 11 di sera a Lima. Ci aspettava un taxista di fiducia.
La nostra meta era l’ostello Blue House di un amico di Daniela, nella zona Miraflores di Lima. In effetti, Quique, era lì che ci aspettava e , prima ancora di salutarci, mi ha sventolato la busta con i biglietti dei bus che Daniela gli aveva stra-raccomandato di farmi avere .Dovere compiuto! Vediamo un letto e letteralmente ci sveniamo.
 
Primo giorno:
 
Dobbiamo cambiare i soldi , così ci dirigiamo verso il centro commerciale di Miraflores.
Ultimamente va molto di moda . In effetti è un bel posto, con una bella vista sul mare e su quei pazzi dei surfisti che sfidano le onde nell’oceano dalle acque gelide. Sopra di noi, volteggiano altri folli, quelli con il parapendio. Alle 13 e 30 abbiamo già il primo bus in direzione Paracas.
Il bus è super. C’è l’hostess che ci indica i nostri posti. Durante il tragitto ci porteranno da mangiare, bevande calde e fredde e trasmetteranno persino i film! Siamo increduli.
Dopo circa 3 ore arriviamo nel paese di Paracas. Ci aspettavamo un posto molto spartano, invece il nostro Hostal è carino, con delle belle camere e soprattutto lindo.
Scopriamo, inoltre , che è una caratteristica degli alloggi avere delle aperture sul soffitto che lasciano entrare direttamente la luce del sole ( e ahimè anche la pioggia ).La sala per la colazione è del tutto all’aperto sotto un pergolato, per cui al mattino bisogna avere già su la giacca a vento per fare colazione. Il the caldo è una manna dal cielo . refugiodelpirata@hotmail.com

In due passi siamo sul lungomare dove ci godiamo un pescatore che dà da mangiare ad un folto gruppo di pellicani che lo seguono come pulcini con la chioccia.

IL RIFUGIO DEL PIRATA PARCO NAZIONALE DI PARACAS

 
Secondo giorno:
 
Andiamo al molo . Non possiamo sbagliarci l’imbarco è dove c’è una lunga coda di gente.
Una volta partiti super coperti con cappello, giacca a vento e giubbotto di salvataggio si apre davanti a noi una meraviglia della natura. Archi di roccia e grotte ricoperte di cormorani , pinguini di Humboldt e Leoni marini. Su una parete si vede il disegno del Candelabro. Noi a dire il vero l’abbiamo intravisto, per via del tempo. Rientrati a Paracas, il tempo di uno spuntino e si riparte per la riserva. Parte di questo territorio è stato interessato due anni fa un terremoto con conseguente onda anomala. All’interno della riserva si vede anche una spiaggia dall’intenso colore rosso e una zona dove si trovano i fenicotteri.
Per pranzo si arriva al piccolissimo paese di Lagunillas , che era stato inondato , ed ora è tornato a vivere. La sera riconosciamo, in uno dei tavoli di un ristorante, una coppia di ragazzi sardi che erano nel nostro gruppo nel tour alla riserva di Paracas. Dato che è facile fare amicizia, anche una coppia di ragazzi romani che arriva poco dopo, si aggiunge a noi e cominciamo una lunga chiacchierata.
 
 
Terzo giorno :
 
Andiamo a prendere il bus della linea Oltursa, che parte dall’hotel Hilton per raggiungere Nasca.

Dopo circa 3 ore e mezza arriviamo alla meta. Siamo all’hotel Don Agucho. E’ molto carino! A Nasca, al contrario di Paracas,  non fa una goccia da 4 anni e in effetti il sole splende , fa un gran caldo, ci sono dei ragazzi in piscina e nell’insieme dà l’idea di vacanza. www.hostaldonagucho.com.

HOSTAL DON AGUCHO ILARIA PRIMA DEL VOLO

Conosciamo Lina e Milagros, due pierre decisamente scaltre, ci propongono il sorvolo delle linee. Nelle mie mail con l’hotel avevo già specificato che volevamo farlo e il costo. Non abbiamo sorprese su questo e quindi ci accordiamo per le tre del pomeriggio.
In effetti arriviamo in aeroporto puntuali, ma ci tocca aspettare 3 ore!! Ogni tanto protestiamo, ma c’è sempre una scusa pronta e quindi nulla…pazientiamo. Alla fine saliamo praticamente per ultimi quando il sole cominciava a prepararsi per il tramonto. Siamo noi due, un ragazzo spagnolo e il pilota. Tutto qui.L’aereo è piccolissimo. Fa un po’ impressione. Il pilota ci dice di indossare le cuffie sia per il rumore sia per sentirlo quando parla e poi via si decolla.
Vedere le linee dall’alto è emozionante. Si distinguono molto bene . In particolare il disegno dell’astronauta e quello del colibri mi hanno entusiasmato.
Tornati in albergo , infreddoliti e con lo stomaco sotto sopra , ci siamo buttati sotto le coperte. La signora Miranda ci ha preparato un bel chupito , cioè una zuppa, di pollo, e il mate di coca. Entrambi fanno miracoli. Quindi ci addormentiamo. A mezzanotte in punto però sentiamo due botti che ci svegliano di soprassalto e subito dopo parte una musica ad un volume assordante. Un animatore urla nel microfono:” Fiesta , Fiesta!! “ E noi balziamo sui letti. Il giorno dopo scopriamo che era la festa per l’anniversario del quartiere. Paese che vai, usanza che trovi.

Quarto giorno :

 
Facciamo due passi per Nasca, ma la troviamo molto sporca e con nessun fascino.
Alle 13 arriva il bus Cruz del sur per Arequipa , ci aspetta un lungo viaggio.

Arriviamo ad Arequipa in tarda serata. Siamo saliti a 2300 metri. Usciti dal terminal dei bus , prendiamo un taxi e arriviamo al nostro hostal www.hostaltamboviejo.com .

AREQUIPA - PLAZA DE ARMAS - IL MONASTERO DI SANTA CATALINA

Il ragazzo ci dice che non ha disponibile una doppia, ma una stanza più grande e ci chiede se per noi va bene lo stesso. Certo che si, abbiamo cinque letti e tanti spazio. Crolliamo addormentati e solo la mattina dopo ci accorgeremo della meravigliosa vista che ha la stanza sull’imponente vulcano Misti .
 
Quinto giorno :
 
Plaza de Armas è dominata dalla bianca cattedrale e dal vulcano alle sue spalle. Ma c’è qualcosa in più. Notiamo che ci sono diverse persone vestite negli abiti tradizionali. Non siamo in grado di distinguere esattamente i paesi. Non può essere una coincidenza.
In mezzo alla confusione chi vediamo arrivare ? i ragazzi romani: Chiara e Alessandro. Il mondo è piccolo? No, di più. Di lì a poco incrociamo anche i ragazzi cagliaritani. Sono loro che ci informano che si tiene un festival di danze folkloristiche.
La giornata è stata poi principalmente dedicata alla visita del Monasterio di Santa Catalina. Un vero paradiso per fotografi. Gli scorci caratteristici e armoniosi di luci sono innumerevoli.
 
 
Sesto giorno :
 
Oggi è la giornata cruciale. Si parte per il Canyon del Colca. Un candidato ad essere eletto tra le sette meraviglie naturali del mondo . Per arrivarci, però, bisogna superare i 4920 metri del Mirador dos Volcanoes. Ci siamo fatti aiutare dal nostro Hostal per l’organizzazione dell’escursione.
Passa a prenderci il mini bus e via. Facciamo la conoscenza della guida, Sabrina che suggerisce di riempirsi di caramelle e di respirare con il naso. La compagnia sul bus è una allegra baraonda. La strada sale , ma con dolcezza , francamente non mi rendo conto dell’altezza. Ad un certo punto facciamo tappa e vediamo vigogne e alpaca baby.

Arrivata in cima, mi manca un attimo il respiro, ma mi riprendo in fretta. Da qui in avanti non avremo più alcun problema d’ altitudine. Per pranzo arriviamo a Chivay che era la nostra meta per la notte. Il paese è irreale.

CHIVAJ IL CANYON DEL COLCA IL CONDOR

Le persone sono tutte vestite nei loro abiti tradizionali, le auto sono minime, in compenso gli alpaca sono tanti.Il gruppo viene sparpagliato in Hostal diversi. Noi e una coppia della repubblica ceca, siamo all’Hostal Colcamayo. Ovvero a casa di una famiglia. La stanza è semplice , ma pulita. Il pomeriggio lo trascorriamo alle terme di Chivay. Al di là della struttura termale, bella, pulita e ben organizzata. Il luogo in cui si trovano merita una visita.

 
 
Settimo giorno :
 
Dopo una notte gelida. Alle 5 del mattino suona la sveglia . Imbacuccati di tutto punto, usciamo a meno 8 gradi  per andare nella sala colazione. Meraviglia delle meraviglie troviamo apparecchiato con l’acqua calda per il the, del pane freddo , burro freddo e marmellata. Va bene così.
Arriva puntuale il mini bus e si riparte. Le strade si fanno più strette sterrate. Facciamo tappa in qualche paesino dove è facile fare foto spettacolari con aquile, lama e alpaca.
Ci fermiamo diverse volte per ammirare i terrazzamenti, i paesaggi e la spaccatura del Canyon del Colca  .
A poca distanza da Cruz del condor, la nostra meta finale,  proseguiamo a piedi. Su un sentiero che dà sullo strapiombo . Camminiamo con calma , in attesa di incrociare il volo di un condor.
Finalmente in prossimità del punto d’osservazione se ne vede uno appollaiato. Alcuni di noi si avvicinano, ma Sabrina li richiama. I condor non vanno disturbati.Tutti obbediscono e forse per questo veniamo ricompensati con un volo spettacolare di sei condor che si librano sopra le nostre teste. Salgono verso il sole, scendono e sembrano sparire nei meandri della spaccatura di 3000 metri del Canyon. Dove non vedi più uno, ne segui un altro. Cerco con la mia videocamera di volare con loro e capisco la fortuna che ho nell’essere lì , spettatore partecipe.
Assolutamente soddisfatti dell’esperienza fatta, nel pomeriggio torniamo ad Arequipa per una notte di riposo.
 
Ottavo giorno :
 
La strada per Puno finalmente mi rivela i paesaggi andini , come me li ero immaginati. Colori, colori e ancora colori. Il blu è blu , il giallo è giallo. Tutto è intenso e spettacolare. Le alte montagne con le cime innevate contrastano con il colore bruciato della terra e il terso del cielo.
Alla fine arriviamo a Puno e ci regaliamo un pomeriggio tranquillo. Sono molto soddisfatta dell’albergo che ho prenotato. La nostra stanza al quinto piano dà direttamente sulla cattedrale.
www.condelemosinn.com Ci chiedono subito in reception se siamo interessati a visitare le isole. Rispondo di si, ma che abbiamo già un contatto con il Kantuta lodge dell’isola Amantani. amantani@hotmail.com
Il pomeriggio abbiamo visitato il centro di Puno e siamo andati al porto su un tuk tuk a pedali .

Puno in sé non è particolarmente caratteristica, ma va bene come tappa, inoltre qui qualunque cosa serva si trova. I posti per la cena non mancano. Noi abbiamo scelto il ristorante da Don Piero, nella via principale. Non è molto grande, davvero grazioso e si mangia molto bene.

ABITANTI DI PUNO LA PLAZA DI PUNO 

Nono giorno :
 
Tutto come prestabilito. Sulla lancia siamo solo in quattro. Noi due e due ragazzi tedeschi , Neil e Nadine con cui facciamo presto amicizia. Le altre lance che fanno la spola tra le isole sono stracolme di turisti. Arriviamo alle isole flottanti. Sono irreali. Nel vero senso del parola . Infatti sono artificiali e create dagli Uros sfruttando le canne della zona . Ecco perché sono spesso impegnati nel rinforzarle . Appena si poggiano i piedi, l’effetto è strano, proprio perché non è come camminare sulla terra. Ci raccontano nei dettagli come sono fatte le isole e di cosa vivono. Il narratore si chiama Fredy, ci spiega che lui conosce l’inglese e l’italiano ed è felice di poter utilizzare la nostra lingua per fare pratica. A me sembra già molto bravo. Ci lascia la sua mail fredyterry@hotmail.com e io penso che un Uros su un’isola galleggiante ha una mail…progresso ?
 E’ chiaro quindi  che sono preparatissimi nell’accogliere turisti e che vivono in gran parte di questo. Ciò toglie un po’ di fascino e di veridicità , ma resta comunque uno spaccato di mondo a parte .Quando ripartiamo la nostra lancia ha qualche problema e il motore si spegne.
E chi troviamo sulla lancia che viene a soccorrerci?

Alessandro, il romano. Il mondo è piccolo sul serio. E’ riuscito ad organizzarsi al volo e andrà anche lui ad Amantani . Pensiamo di vederci lì, ma saremo su due sponde diverse dell’isola.

POPOLO DEGLI UROS ABITANTE DI AMANTANI

La traversata è lunga, ma dopo circa due ore abbondanti approdiamo. Il lodge , che poi è la casa di una famiglia con qualche stanza in più ed una bella sala al primo piano la cui vetrata spazio sul lago Titicaca. Il tempo di posare gli zaini e via siamo già tutti e quattro pronti per andare ad esplorare l’isola. Abbiamo saputo che ci sono due antiche rovine : Pachamama e Pachatata ovvero madre e padre terra che appartengono alla cultura Tiahuanaco. Quello che non sapevamo è che dovevamo affrontare un dislivello di oltre 100 metri per arrivarci…tutto ciò sotto il sole e a 3800 metri di altezza…Comunque ne è valsa la pena. Amantani non ha vie, non ha auto, a dire il vero ha anche ben poca illuminazione. Ciò che ha in abbondanza sono campi coltivati e contadini. Quando arriviamo in cima lo spettacolo ci soddisfa . Si spazia sui terreni, sull’acqua e sulle altre isole che si vedono. C’è silenzio. Pochi turisti.
 
Decimo giorno :
 

Si parte alla volta dell’isola Taquile. Il lago è agitato. L’isola mi sembra più piccola di Amantani . E’ altrettanto bella , ma Amantani per me è più affascinante. Camminiamo fino a centro paese e poi torniamo alla lancia. E’ solo una breve sosta. Lasciato il lago e salutati i nostri compagni di avventura, ci andiamo a preparare per il pomeriggio. Ci organizziamo infatti con la reception dell’hotel per andare a vedere il sito di Sillustani. Lì ci sono delle torri funerarie che contornano il lago Umayo . In questa zona viveva la popolazione Colla e le torri che visitiamo , dette Chullpas, sono la testimonianza dei lori riti funerari. Il posto è struggente. Soprattutto quando si tinge dei colori del tramonto . Nel lago Umayo c’è anche un’isoletta, abitata da vigogne. Tutto attorno uccelli, alpaca, lama ..

SILLUSTANI LA TORRE FUNERARIA DI SILLUSTANI  

Undicesimo giorno :
 
E’ un giorno di trasferta. La nostra destinazione è Cusco. Utilizziamo la linea  bus Inkaexpress che ci fa fare cinque soste lungo il percorso. In particolare mi è piaciuto il palazzo dedicato al Dio Wiracocha . Questa struttura che si è salvata dall’invasione degli spagnoli per il fatto che , non essendoci rappresentazioni del dio, non avevano capito che si trattava di un tempio
Ho apprezzato anche il paese di Andahuailillas dove la chiesa è affrescata e viene chiamata la cappella sistina americana. La sera arriviamo al nostro Amaru hostal. www.cusco.net/amaru. Abbiamo una bella stanza, con un delizioso balconcino che domina sui tetti del quartiere di  San Blas. Ci sentiamo con Alessandro e Chiara e ci vediamo per cena al ristorante Victor Victoria. La cameriera è un vulcano di simpatia. Come sempre mangiamo più che bene ad un costo irrisorio.
 
 
Dodicesimo giorno :
 

Il giorno si preannuncia  tranquillo. L’idea è di passeggiare per le viuzze di Plaza San Blas e Plaza de Armas con passo lento. Con un taxi ci spostiamo di pochi chilometri per visitare i siti archeologici nei dintorni della città. Il più noto è Saqsaywaman , che in lingua quechua vuol dire falco soddisfatto. E’ un’ imponente rovina sia religiosa che militare. Oggi resta circa il 20% delle mura originali, perché gli spagnoli hanno usato i blocchi per costruire le loro case a Cusco.

PLAZA SAN BLAS CUZCO - PLAZA DE ARMAS -  

Tredicesimo giorno :
 
E’ il giorno di Machu Picchu ! Alle 5 del mattino salto in piedi come un grillo . Il trenino, che parte da Poroy,  è uno spettacolo. Siamo sul tipo Vistadome , ovvero anche il tetto ha dei vetri per avere una visione totale delle bellezze che attraverseremo.
La stazione di arrivo è ad Aguas Calientes , che più che un paese mi sembra un insieme di alloggi costruiti attorno al treno. Da lì si prende una navetta che in circa 20 minuti arriva all’entrata del sito.
Montagne di un verde lussureggiante intenso ed intricato, quasi nessun segno degli uomini: strade e  case se ci sono non si vedono, avvolte nel verde brillante. E ciò oggi, figuriamoci quando ci passò lo scopritore della cittadella Hiram Bingham!
Cosa fosse veramente Machu Picchu ancora oggi è un mistero. Varcata l’entrata si cammina per circa una decina di minuti e si arriva alla prima immagine d’insieme del luogo. Quello che ho sempre visto in fotografie e documentari e lì davanti a me . Mi sento molto fortunata .

Soprattutto ci piace l’Intihuatana ovvero letteralmente palo in cui si impiglia il sole. Non è una meridiana, ma serviva agli astronomi Inca per prevedere i solstizi. Non risolverò certo io questo mistero per cui mi rimetto in moto e salgo nel punto più alto, oltre la casa dell’alto sacerdote . Da qui la natura dà il suo meglio e tutto il suo essere rigoglioso sembra riavvolgere Machu Picchu nella giungla…

AGUAS CALIENTES MACHU PICCHU  

Quattordicesimo giorno :
 
C’eravamo accordati con il taxista, Ariel, conosciuto il primo giorno a Cusco per fare il giro della Valle Sacra. Poi si sono uniti Chiara e Ale e da due siamo diventati quattro.
Abbiamo viaggiato controcorrente rispetto ai flussi turistici canonici e così abbiamo potuto visitare dei siti completamente da soli, godendoceli al meglio. La prima tappa è stata Pisaq , la cittadella inca. Dalla sommità si possono ammirare, oltre alle rovine e ai terrazzamenti, il rio Kitamayo da una parte e la valle del rio Chongo dall’altra. Il mercato di Pisaq è molto celebre, ma a me a dir il vero non ha entusiasmato più di tanto, l’ho trovato turistico con solo qualche nota di verità: l’angolo della frutta e verdura un po’ in disparte dai souvenir. Abbiamo fatto la sosta per il pranzo e contrariando di nuovo Ariel che , ovviamente aveva i suoi ristoranti-aggancio, abbiamo insistito per andare in un posto consigliato dalla Lonely Planet, il Muse Too di Urubamba.  L’accordo commerciale è stato che andava bene, ma noi lo invitavamo a pranzo…certo abbiamo trovato un bel tipo!!
In effetti la sosta è stata una scelta intelligente abbiamo mangiato Nachos, ali di pollo e hamburger ad un costo molto basso e praticamente da soli, senza pullman di turisti.
La strada per Moray , lo ammetto, mi ha fatto paura. Decisamente ripida , scoscesa e senza l’ombra di una protezione. Certo il posto è a dir poco meraviglioso.
Moray è celebre per i cerchi nel terreno. Niente di alieno questa volta, erano gli esperimenti che facevano gli inca per capire il grado di umidità del terreno e il tipo di coltivazione che poteva avere più successo. Dopo Moray siamo alla volta di Salinas. La strada, se possibile, è ancora più brutta. Le saline le vediamo dall’alto. Il sale di Maras è celebre ed è esportato all’estero. Il biancore riluce e grazie al sale assume molteplici colori. E’ molto bello, ma anche molto ventoso.
Si gira l’auto e si riparte per l’ultima tappa: Chinchero.

Questo posto sembra una cartolina. Si salgono delle scalinate e ci si ritrova nella piazza della chiesa coloniale. E’ zeppa di bancarelle. Al di là della chiesa ci sono dei meravigliosi terrazzamenti .

SALINE DI MARAS CHINCHERO 

L’ultima sera a Cusco è finita come era iniziata ovvero a cena da Victor Victoria.
I ragazzi provano il porcellino d’india che è la specialità nazionale. Non mi sembrano granchè entusiasti. Meglio la nostra scelta di fanciulle che ricade su una certezza : la sopa criolla ovvero una zuppa con pasta, uovo e pomodoro.
Ci dobbiamo salutare. Noi il giorno dopo torniamo a Lima, mentre loro hanno qualche giorno di avventuroso trekking e poi il Macchu Picchu. Ci salutiamo felici di aver condiviso parte del viaggio e  con la promessa di rivederci in Italia
 
 
Quindicesimo giorno :
 
Dopo un volo interno , nel pomeriggio eccoci tornati a Lima a cercare Quique. Anche questa volta ci trova una “dependance “ in cui alloggiare. Ci sistemiamo e poi dedichiamo il pomeriggio alla scoperta della città. Sempre con un taxi, raggiungiamo il centro storico dove si trova il palazzo presidenziale. Lo si capisce subito per via del dispiegamento di forze di polizia.
La vera attrattiva del centro è il Monasterio di san Francisco. Si entra con le visite guidate.

Il complesso è celebre per la biblioteca e per il gran numero di persone che vi persero la vita e delle quali nelle catacombe ci sono i resti. Un po’ macabro forse , ma testimonianza reale degli eventi passati.

LA CATTEDRALE DI LIMA LA COSTA DI LIMA 

Ultimo giorno :
 
Ce la prendiamo con molta calma, girovaghiamo un po’ e ci dedichiamo allo shopping negli infiniti mercati di Miraflores. La sera ci siamo accordati con Daniela e la raggiungiamo a casa sua dove tra una fetta di pizza e l’altra ci racconta un po’ la loro vita quotidiana in Perù.
 
Sono molto contenta di questo viaggio che oltre ad averci regalato dei paesaggi splendidi ci ha fatto conoscere tante persone e una realtà di vita così diversa dalla nostra.

Non credo che potremo tornare in Perù, ma certo questo viaggio ci ha aperto gli occhi sul Sud America e spero tanto di avere ancora l’occasione di mettere piede in quelle terre così ricche di emozioni .   

                                                                                                                              

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